Stipendi nella scuola, basta contrapposizioni: la dignità del lavoro non si difende mettendo una professionalità contro l’altra
Zanella e Salcone (CISL Scuola Piemonte): «Servono serietà, investimenti e una visione complessiva del sistema scolastico. La scuola è una comunità educante, non un insieme di categorie da mettere in competizione».
Il dibattito che in questi giorni trova spazio su diverse testate giornalistiche, con particolare riferimento al rapporto tra le retribuzioni dei dirigenti scolastici e quelle del personale docente, rischia di produrre una rappresentazione parziale, semplicistica e profondamente fuorviante della realtà della scuola italiana.
Ridurre una questione complessa a titoli che enfatizzano il fatto che un dirigente scolastico possa guadagnare fino a tre volte quanto un insegnante significa alimentare una contrapposizione che non aiuta a comprendere né le responsabilità della dirigenza né le condizioni economiche e professionali del personale docente; dirigenti e insegnanti sono lavoratrici e lavoratori che, insieme a tutto il personale ATA, ogni giorno garantiscono il funzionamento delle nostre scuole.
«Non è contrapponendo gli stipendi dei dirigenti a quelli degli insegnanti che si affronta il problema delle retribuzioni nella scuola italiana», dichiarano Claudia Zanella, segretaria generale regionale CISL Scuola Piemonte, ed Enzo Salcone, coordinatore regionale dirigenti scolastici. «È necessario uscire dalla logica degli annunci e delle polemiche costruite su confronti parziali, per entrare finalmente nel merito delle condizioni reali in cui operano tutte le professionalità scolastiche».
Dirigenti scolastici: responsabilità crescenti e una perequazione ancora incompiuta
Negli ultimi anni la retribuzione dei dirigenti scolastici ha conosciuto adeguamenti contrattuali importanti, frutto anche dell’azione sindacale. Si tratta di risultati che devono essere letti alla luce delle responsabilità amministrative, gestionali, organizzative e giuridiche connesse alla funzione dirigenziale. In ogni caso è bene ricordare che la dirigenza scolastica non è equiparata alla dirigenza pubblica e che la complessità del sistema scuola è costantemente crescente. Resta così aperta la questione della piena perequazione retributiva rispetto alle altre dirigenze pubbliche comparabili, una rivendicazione che la CISL Scuola sostiene da tempo.
Il dirigente scolastico non è semplicemente il responsabile di un’organizzazione amministrativa. È chiamato alla gestione unitaria di una comunità complessa, nella quale convivono responsabilità educative, gestione delle risorse umane, sicurezza degli edifici, adempimenti amministrativi, relazioni con le famiglie, inclusione, gestione dei conflitti e attuazione di una normativa in continua evoluzione.
A tutto questo si aggiungono le criticità strutturali che attraversano il sistema scolastico: la continua rotazione del personale precario, le difficoltà nel reclutamento, le carenze negli organici delle segreterie, la mancanza o l’avvicendamento dei DSGA, l’insufficienza delle risorse amministrative e tecniche e il peso crescente di procedure burocratiche che sottraggono tempo e attenzione alla funzione educativa.
Non di rado i dirigenti si trovano a gestire emergenze quotidiane che derivano da problemi strutturali mai definitivamente risolti. Le difficoltà nel garantire continuità didattica e amministrativa, insieme alla necessità di accompagnare il personale di nuova nomina o supplente nell’assunzione di compiti complessi, aggravano ulteriormente il lavoro delle istituzioni scolastiche.
Riconoscere economicamente le responsabilità della dirigenza non significa sottrarre valore al lavoro degli insegnanti o del personale ATA. Significa riconoscere responsabilità differenti, tutte indispensabili al funzionamento della scuola.
Docenti: retribuzioni ancora lontane dagli standard europei
Il problema non è che i dirigenti scolastici guadagnino troppo. Il problema è che il lavoro di chi insegna continua a essere insufficientemente riconosciuto, anche sul piano economico.
Le retribuzioni dei docenti italiani rimangono distanti da quelle di numerosi Paesi europei comparabili, soprattutto se considerate in rapporto alla progressione di carriera, al potere d’acquisto e al valore sociale della professione.
In questi anni è stato ampliamente dimostrato che il rinnovo dei contratti è uno strumento essenziale per recuperare parte del divario retributivo accumulato nel tempo, ora è necessario continuare su questa strada, per questo chiediamo una precisa volontà di investimento da parte dei decisori politici.
Gli aumenti contrattuali rappresentano conquiste concrete, ma non possono far dimenticare l’erosione del potere d’acquisto prodotta dall’inflazione e dal crescente costo della vita.
È inoltre necessario restituire attrattività alla professione docente, riconoscendone il valore culturale, educativo e sociale, investendo nella formazione, nella stabilità degli organici e in una progressione economica più adeguata.
Infanzia, primaria e secondaria: superare le disparità e aprire il confronto sul ruolo unico docente
Esiste poi una questione che non può continuare a rimanere ai margini del dibattito: la differenza di trattamento economico tra i docenti dei diversi ordini e gradi di scuola.
Oggi la professione docente richiede, secondo i percorsi di accesso previsti, una preparazione universitaria e competenze professionali sempre più articolate. Eppure permangono differenze retributive tra gli insegnanti della scuola dell’infanzia e primaria e quelli della scuola secondaria.
È una disparità che merita una riflessione seria e una prospettiva di progressivo superamento, anche attraverso un confronto sul ruolo unico docente, nel rispetto delle specificità professionali e ordinamentali.
Personale ATA: senza amministrativi, tecnici e collaboratori la scuola non funziona
In questo dibattito manca troppo spesso un riferimento al personale ATA, le cui retribuzioni restano particolarmente contenute rispetto al costo della vita e alle responsabilità effettivamente esercitate.
Assistenti amministrativi, assistenti tecnici, collaboratori scolastici, operatori e funzionari ad elevate qualificazioni con incarico di DSGA costituiscono una componente essenziale del servizio pubblico di istruzione.
Le segreterie scolastiche affrontano carichi di lavoro sempre più impegnativi, tra procedure di reclutamento, gestione del personale, adempimenti contabili, acquisti, progetti finanziati, rapporti con le famiglie e continui aggiornamenti normativi.
I collaboratori scolastici garantiscono quotidianamente accoglienza, vigilanza, pulizia, supporto organizzativo e assistenza materiale agli alunni, anche in situazioni particolarmente delicate.
La carenza di organici, la precarietà e le difficoltà di copertura dei posti di DSGA determinano ricadute sull’intera organizzazione scolastica.
Non si può chiedere a queste lavoratrici e a questi lavoratori una disponibilità crescente senza accompagnarla con adeguate politiche retributive, formazione e condizioni di lavoro sostenibili.
Caro vita: lavorare nella scuola non può significare non riuscire a vivere del proprio stipendio
Vi è infine un tema sociale che dovrebbe interrogare profondamente le istituzioni: il rapporto tra retribuzioni scolastiche e costo della vita.
Nelle grandi città e nelle aree metropolitane, dove affitti, trasporti, utenze e spese quotidiane hanno raggiunto livelli particolarmente elevati, uno stipendio da docente o da personale ATA può risultare insufficiente a garantire una piena autonomia economica.
Per un lavoratore o una lavoratrice che vive da solo, senza la possibilità di condividere le spese con un altro reddito, sostenere il costo di un’abitazione e le normali necessità quotidiane può diventare estremamente difficile.
È una condizione che colpisce in modo particolare il personale assunto lontano dalla propria residenza, i precari e i lavoratori nelle fasce retributive più basse.
Anche in Piemonte, e in particolare nell’area torinese, il tema dell’accessibilità abitativa e della sostenibilità economica del lavoro scolastico merita attenzione.
Non possiamo accettare che chi garantisce un servizio pubblico fondamentale debba scegliere tra la propria professione e la possibilità concreta di costruire una vita autonoma e dignitosa.
La scuola ha bisogno di risposte strutturali, non di polemiche costruite sulle retribuzioni
«La scuola non è una somma di interessi contrapposti», concludono Zanella e Salcone. «È una comunità educante nella quale dirigenti, docenti, personale amministrativo, tecnico e ausiliario concorrono, con funzioni e responsabilità differenti, alla realizzazione dello stesso servizio pubblico».
«Per questo riteniamo inopportuno e dannoso alimentare divisioni attraverso confronti retributivi decontestualizzati. La questione salariale esiste, è seria e riguarda l’intero personale scolastico. Ma non si risolve mettendo una categoria contro l’altra».
«Servono risorse stabili per i rinnovi contrattuali, una politica di progressiva valorizzazione delle retribuzioni, interventi sul reclutamento e sul precariato, organici adeguati, continuità amministrativa e didattica, semplificazione burocratica e una riflessione coraggiosa sulle disparità ancora esistenti all’interno della professione docente».
«La CISL Scuola Piemonte continuerà a sostenere le legittime rivendicazioni di tutte le professionalità della scuola, nella convinzione che nessuna debba essere valorizzata a scapito di un’altra».
La qualità della scuola pubblica si costruisce riconoscendo il lavoro di tutti, non creando nuove fratture tra chi ogni giorno la fa vivere.
Claudia Zanella
Segretaria Generale Regionale CISL Scuola Piemonte
Enzo Salcone
Coordinatore Regionale Dirigenti Scolastici CISL Scuola Piemonte
